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Arezzo Calcio Femminile

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ACF AREZZO- COMUNICATO UFFICIALE DELLE SOCIETA' DI SERIE A E SERIE B

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ACF AREZZO: TUTTI AL COMUNALE CONTRO LA NOVESE
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PRIMAVERA: DOPO LA LIBERTAS ECCO LA FIORENTINA

AREZZO- Torna a giocare tra le mura amiche del “Roberto Lorentini” di Pescaiola la Primavera Amaranto. Dopo la roboante vittoria, ottenuta in rimonta 5-2 sul campo della lucchese Libertas Femminile (i...

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I mammiferi hanno sviluppatonel corso dell’evoluzione una modalità riproduttiva che ha permesso loro di assicurare la sopravvivenza della prole in ambienti spesso assai ostici. La maggior parte delle specie attuali infatti trattiene l’uovo fecondato in un organo apposito, l’utero, in cui via via il “piccolo” – o “i piccoli” – si sviluppa. Nell’utero materno i piccoli sono protetti, tenuti a temperatura adeguata, nutriti attraverso strutture particolari che permettono alla madre di passare loro ossigeno per la respirazione e sostanze alimentari. Le medesime strutture consentono al piccolo di eliminare diossido di carbonio e cataboliti. Alla nascita i cuccioli poi ricevono subito un nutrimento completo attraverso il latte materno. Questa straordinaria modalità riproduttiva viene raggiunta e perfezionata gradualmente nel corso dell’evoluzione: a tutt’oggi infatti si conoscono specie di mammiferi le cui modalità di riproduzione paiono in un certo senso “avviate” verso questo traguardo. Anche se apparentemente “imperfette” queste modalità sono tuttavia del tutto funzionali per la vita in determinati ambienti. Si riconoscono tre modalità fondamentali di riproduzione, in base alle quali laclasse dei mammiferi viene suddivisa in tre infraclassi: Prototeri , che depongono uova e allattano la propria prole (i cosiddetti Monotremi, ornitorinco ed echidna), Euteri , (detti tradizionalmente Placentati, la maggior parte dei mammiferi) che trattengono il feto nell'utero e lo partoriscono quando si trova a uno stadio di sviluppo relativamente avanzato, grazie al contatto diretto con la madre che fornisce, oltre che protezione, nutrimento attraverso la placenta e, fra queste due infraclassi, Metateri , infraclasse che comprende un unico superordine: i Marsupiali. Per questo motivo talvolta i termini "metateri" e "marsupiali" vengono utilizzati come sinonimi. I Marsupiali devono il loro nome alla presenza, nelle femmine, del caratteristico marsupio, tasca protettiva in cui il piccolo, una volta partorito, completa il suo sviluppo fino a quando non è pronto per affrontare il mondo esterno. Quando poi il piccolo esce dal marsupio può per un po' di tempo rientrarvi saltuariamente. Le differenti strategie riproduttive delle tre infraclassi sono legate principalmente alla diversa anatomia degli organi riproduttori femminili: nei marsupiali infatti sono presenti due uteri e due vagine, ognuna collegata a una singola ovaia, con l’aggiunta di un canale centrale che si forma solo per il parto. Gli Euteri, come l’uomo, presentano invece un unico utero e un’unica vagina, collegate a entrambe le ovaie dalle tube di Falloppio. La mancanza della placenta porta il marsupiale a partorire un piccolo che si può tranquillamente definire un embrione non ancora completamente sviluppato, con arti abbozzati e mancante della vista: esso di conseguenza non è in grado di sopravvivere nell’ambiente esterno, al contrario dei neonati degli euteri che sono di fatto completi dal punto di vista dello sviluppo. Nonostante ciò, l’embrione di marsupiale appena partorito è in grado di risalire lungo la pelliccia della madre fino all’interno del marsupio e di raggiungere il capezzolo che qui sbocca. L'embrione non possiede un apparato boccale tale da permettergli di succhiare il latte materno da solo; nel marsupio quindi avviene la fase finale di sviluppo dell’embrione, che molto spesso dura assai più lungo della gravidanza stessa. Questa strategia risulta meno vincente rispetto a quella dei mammiferi euteri, in quanto, nel caso in cui l’embrione dovesse uscire inavvertitamente dal marsupio prima di quanto dovuto, esso non avrebbe scampo e soccomberebbe all’ambiente esterno. Tuttavia i marsupiali hanno strategie atte a far fronte a questo evento: per esempio in alcune specie di ambienti desertici, se il piccolo che si trova nel marsupio muore a causa della siccità, la madre ha “pronto” un uovo fecondato il cui sviluppo, temporaneamente bloccato, riparte immediatamente sotto stimoli ormonali legati all’interruzione dell’allattamento; quando il nuovo piccolo sarà pronto a nascere, ci sono buone possibilità che le condizioni climatiche siano cambiate.Per questa loro fragilità i marsupiali si sono estinti nella maggior parte delle terre emerse: la concorrenza con i mammiferi placentati, di straordinaria efficienza riproduttiva, era tale da non permettere loro di accaparrarsi le fonti di cibo necessarie. Un evento che ha dato sostegno a questa interpretazione è l’importazione di conigli e topi, quindi Lagomorfi e Roditori , in Australia, dopo la sua scoperta da parte degli Olandesi all’inizio del XVII secolo e i primi insediamenti britannici intorno a metà del secolo successivo: questi animali hanno messo in grave pericolo l’esistenza di molte specie di marsupiali, portandone molti all’ estinzione , a causa di una concorrenza a cui essi non erano pronti.I predatori stessi, introdotti per controllare le popolazioni di lagomorfi e roditori, hanno poi completato la falcidie: i miti marsupiali non “conoscevano” volpi e cani, mentre topi e conigli conoscevano strategie di fuga e sapevano nascondersi. Con il risultato che i predatori si sono rivolti alle prede più facili: i marsupiali. A partire da questi fatti l’Australia ha introdotto nel 1999 una legge ( Environment Protection and Biodiversity Conservation Act ) che regolamenta in maniera stringente la protezione della fauna e della flora australiana, cercando di ridurre al minimo l’ingresso di specie straniere nel Paese.

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Come gli umani raccontano di sé, come provano a vincere la morte: uno dei temi oggi più discussi nel dibattito epistemologico delle scienze storiche, antropologiche e letterarie nelle pagine, pensate insieme al figlio Emanuele, di uno degli intellettuali che più hanno segnato gli studi antropologici in Italia negli ultimi cinquant’anni.

«Lo scrittore, cercando l’uomo, trova gli uomini; l’antropologo, ma anche il sociologo, lo storico, etc., osservando gli uomini, troppo spesso perdono l’uomo. Il mondo si trasforma in un regno di astrazioni quantitative. I vivi e i morti si contano in numeri e dispare quanto di attese e passioni, gioia e pena, sostanzia e rende reale la loro esistenza. Si perde insomma l’identità e si dissolve la tensione invisibile che, pur occultandosi nei loro atti, di fatto li anima e li fa vivere. Si tratta però di rare eccezioni. Quale antropologo, ma anche sociologo, storico ha restituito la società russa o centro e sudamericana, di un preciso tempo, come Gògol e Tolstoj, Carpentier e García Márquez? Nel generale dissenso ho spesso affermato che gli uomini non producono e consumano cose ma simboli. È questo il segreto inarrivabile della loro specificità in quanto umani. Resta da capire che cosa è il simbolo» (A. Buttitta). Sono raccolti in questo libro (l’ultimo del grande antropologo ideato insieme al figlio Emanuele) gli scritti di Antonino Buttitta sul tema che maggiormente lo ha appassionato e interpellato negli ultimi anni: il rapporto tra antropologia e letteratura, ovvero come gli umani raccontano di sé, ovvero come provano a vincere la morte. Un interesse in cui si esprimeva l’immenso, ironico e tollerante, scettico e simpatetico amore che lui sentiva per tutte le manifestazioni del vivere. Realizzato attraverso la capacità di spaziare nella cultura e nelle culture con acutezza e invenzione, e «cercare connessioni tra cose tra loro lontanissime» (Vico). E, dunque, «un libro che testimonia – scrive il figlio Emanuele – la sua ricerca di senso, per tutta la vita, nella letteratura». Questo è il primo volume pubblicato dopo la morte di Antonino Buttitta nella collana da lui fondata e diretta per oltre quarant’anni.

2018

Nuovo prisma n. 96

248 pagine

EAN 9788838937248

Mocassino stile mule con catenina al bordo boohoo grigio Floreale qAaQaNvC
Antonino Buttitta

Antonino Buttitta (1933-2017) professore emerito dell’Università di Palermo, ha insegnato per molti anni in varie Università Antropologia culturale e Semiotica. Tra le sue opere: (1961), (1971), (1972 e 1991), (1978), (1985), (1995). Con questa casa editrice ha pubblicato (1979),(1996) e (2016).

Emanuele Buttitta

Emanuele Buttitta (1967), dottore di ricerca in Letteratura e Antropologia, è docente di Lettere. Ha insegnato Etnografia nell’Università di Palermo dal 2005 al 2009. Tra le sue pubblicazioni: (2005).

Antonino Buttitta

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